alternative music :after post punk and inside hardrock of “onefineday “under exposure and behind the’90 scene a band never forgotten..

An older interview about onefineday with a special thank to my friend stefano bosso that give me the opportunity to take this and put into my new blog site in altervista.org for remember the golden age of ’90.

http://forthekidsxxx.blogspot.it/2012/02/stefano-bosso.html

Stefano Bosso (Onefineday | Cycle Records).
Chiunque abbia bazzicato un pò la scena degli anni ’90/primi anni 2000 si sarà imbattuto nei Onefineday e nel loro hardcore venato di noise sullo stile dei grandissimi Botch. Ho raggiunto per via telematica Stefano, batterista del gruppo nonchè fondatore e curatore dell’etichetta/distribuzione/fanzine Cycle Records, che ai tempi era ben nota per le sue uscite molto curate e ben distribuite.

Grazie innanzitutto per il tuo tempo. Consciousness, Onefineday e Cycle Records/Fanzine erano i progetti nei quali eri impegnato negli anni ’90. Puoi parlarcene un pò? Cosa ti è rimasto e perchè si sono conclusi?
Ciao Marco, e’ una vita che non ci si incontra, tra l’altro (lo sò, ma spero un giorno di rivederci, ndr). I vari progetti in cui ero coinvolto appassionavano sinceramente il sottoscritto, che in qualche maniera credeva nell’hardcore, nel “messaggio” e nella carica vitale che questi portavano in sè. Le cose sono finite, come accade spesso nella vita, per vari motivi, ma principalmente perché’ i rapporti tra me e Luca, l’altro fondatore di tutta ‘sta roba, si sono deteriorati. Siamo cambiati, ci siamo accorti di avere visioni differenti del mondo e della musica, ergo abbiamo chiuso. Per quanto mi riguarda rimane una bella nostalgia, soprattutto se comparata a ciò’ che vedo in giro ora. Non ho intenzione di fare l’apologia dei bei tempi, ma ora mi sembra tutto un po’ più finto e di facile consumo. I tour, ovviamente, sono i ricordi più’ belli, anzi, tra breve metterò’ on-line un piccolo canale coi video più’ divertenti di quegli anni.

Consciousness (pre Onefineday): mi ricordo una column su Wideapread Magazine nel quale parlavate di aver portato in un negozio di dischi di Milano, gestito da Dario Sartori, il demo del vostro gruppo e lui vi rise praticamente in faccia con fare arrogante. Ti ricordi di questo episodio? Quale fu la tua reazione?
Sei provocatore, a quanto vedo, e la cosa mi piace (il blog è nata pure per questo ahahaha, ndr), ma devo esser sincero, ricordo poco di quell’episodio, ho solo la sensazione di aver avuto l’ennesima conferma di come andavano le cose a Milano, bel posto colmo di buscai. Poi si venne a sapere delle collusioni di quei tizi con lega, fasci vari… Ergo trai tu le conclusioni…

Vort N Vis estate 1999: le toppine che stampavate adornavano le magliette, felpe e zainetti di gran parte del popolo hardcore. Ad un certo punto si avvicinano (dietro soffiata) i membri di un gruppo del quale avevate stampato il logo. Ti ricordi?
Non ricordo quale band fosse, ma son sicuro, avendole fatte praticamente tutte io, di aver passato brutti momenti… Ma cazzo, era DIY, possibile che la gente si comportasse come se avesse dietro legali e copyright? Gli facevamo pubblicità’, mica ci arricchivamo!
Mi ricordi di chi si trattava? Ho un pessima memoria, a quanto pare. (Non mi ricordo molto, però rimembro tre tipi un pò accigliati che si avvicinarono al vostro banchetto mentre io stavo facendo la merendina pomeridiana, ndr).

Ti ricordi anche quando Mattia Cabani (Hellfire Booking) sempre in quel festival, si mangiò tutti i cracker di Giulio della Green Records senza chiedere il permesso?
Ah ah! Quel tizio non mi ‘e mai piaciuto, secondo me non e’ mai centrato nulla con l’Hc, e non lo nascondevo, ma si tratta delle opinioni mie, e son bello critico… Vado molto a naso e ci azzecco spesso, e son modesto……

Come Onefineday avete inciso per numerose etichette. Shove, Green, Householdname e Genet. Che differenze avevi riscontrato nel loro modo di operare e a livello di rapporto umano? Con chi ti eri trovato meglio?
Ci siamo sempre trovati bene con tutti, con Giulio Green, il più’ “distratto”, forse, ma col cuore grande. Bruno delle Genet e’ tuttora un mito, vero business man, ma con un occhio di riguardo per l’arte. Householdname, Lil, e’ un bel pezzo di punk, ancora lo sento, e ci ha sempre creduto. Manuel in Shove e’ un amico e un sincero gestore di distribuzione ed etichetta, senza dubbio. Ma anche Stephan di Impression, che era un po’ pazzo, coi suoi tappetini zebrati dovunque, era un grande! (Mea culpa, totalmente dimenticato di una vostra release su Impression Records, ndr).

Sei ancora attivo musicalmente o ti sei ritirato a vita privata?
Ora son fermo, ho belle proposte di continuo, ma poca voglia, ho suonato un po’ di rock’n’roll in giro per il mondo fino a qualche anno fa, fatto qualche tour grosso con band di tutt’altri generi in USA, Giappone ecc…Io amo viaggiare, non c’e’ che dire…

Su Facebook gestisci la pagina di John Zerzan. Cosa ne pensi del primitivismo? Pensi che possa essere applicabile in una società come la nostra? Il batterista dei Fall Out Boy (che poi era quello dei Race Traitor e anche dei Vegan Reich) lo è. Pensi che possa essere utile per far avvicinare a certe tematiche chi magari non ne ha mai sentito parlare?
Siamo un bel gruppo eterogeneo di persone, in quel gruppo di Zerzan, ed e’ tutto molto stimolante. Mi scrivevo con lui fino al 2009, tra l’altro, e devo dire essere una persona coerente, davvero. Tutto sommato credo sia questa la base di tutta la faccenda, la coerenza. Forse non si tratta di attitudine molto terrena, visto che quasi tutti ci contraddiciamo, prima o poi, ma la tendenza a un po’ di coerenza e’ fondamentale. Con una base simile non sarebbe necessario parlare di primitivismo, che dal canto mio, e’ una sorta di stella polare, una delle tante cui e’ possibile riferirsi in questo garbuglio di idee, mode e buffonate chiamato mondo contemporaneo.Chiunque si avvicini al gruppo, agli scritti di Zerzan li trova estremi, ma poi, se minimamente sensibile, riesce a ricavarne un po’ di informazioni e motivazioni che aiutino ad essere quantomeno consapevoli di ciò’ che accade attorno a noi. E quindi magari un po’ più’ critici… Cosa fondamentale.

PhotobucketCon Cycle Records avete prodotto molti gruppi. C’è un’uscita alla quale eri particolarmente legato? Ti hanno soddisfatto in generale? Mi ricordo che a livello di grafica erano ben curate…
Le nostre grafiche, quasi sempre concepite assieme e realizzate da Adriano, fratello di Luca, erano belle, si’. Alcuni ci accusavano appunto d’esser fin troppo americani. In parte avevano ragione, ma tant’e’. Il primo settepollici dei Wood, per me, era un capolavoro. Si’ si’!

I Onefineday hanno suonato veramente molto in giro. Ti ricordi qualche concerto particolarmente riuscito? Come è stato avere Marco Pecorari come roadie? Come mai non siete riusciti mai a suonare fuori dall’Europa?
Avremmo potuto suonare facilmente in Giappone, ma ci siam sciolti. In USA era ben dura, ma il tempo ce l’avrebbe sicuramente concesso. Ahime’ ci siam sciolti. Son ben sicuro che se avessimo continuato ora saremmo decisamente grossi. Chiunque fosse presente all’epoca lo potrebbe sottoscrivere. Marco era un grande e pubblicherò’ anche video con lui come protagonista… Gag, idiozie, nonsenses a gogo, gossiping, ma anche una bella dose di intelligenza. Questa cosa mi manca, s’era capito?

Ai tempi non è che ci fossero molti gruppi in Italia che suonavano il vostro genere. Avete mai incontrato difficoltà nell’organizzare concerti. Vi hanno mai criticato per il suono troppo americano ed elaborato che avevate?
Come dicevo, certo ci criticavano, ma faceva parte del gioco. Noi eravamo indubbiamente un po’ arrivisti, ne sono conscio, e potevamo stare sulle balle a qualcuno, amen. Qualche difficolta’, soprattutto nella capitale l’avemmo, ma nulla di incredibile, tutto sommato non chiedevamo troppo, eravamo puliti, ordinati e un po’ di gente veniva… Certo eravamo piemontesi, poco falsi, ma cortesi….

Andrea Ferraris (Ics) entrò a fare parte del gruppo ad un certo punto. Come mai sceglieste lui? Apportò modifiche al vostro suono? Come vi siete trovati a suonare con lui?
Ics, Andrea, fu decisivo. Grande chitarista, bella testa, lingua lunga. Un amico tuttora. Lui era perfetto, amava il genere, era conosciuto (ruffiani), ci conoscevamo bene e… Era piemontese. Ah ah, così’ sembro leghista pure io….
Sei ancora in contatto con gli altri del gruppo? Ti piacerebbe suonare
in una reunion?
Siamo tutti in contatto, si’. Io e Luca ci scorniamo da dieci anni. Le reunion idealmente non mi piacciono, ma ogni tanto ‘sta nostalgia… Non credo accadrà’ mai, comunque, forse Ics potrebbe averne voglia, gli altri decisamente non credo.

Finito. Grazie ancora del tuo tempo e aggiungi pure ciò che vuoi.
Grazie Marco, e’ bello vedere che hai ancora la passione, davvero. Vorrei solo dire che non rinnego nulla di quel periodo, a differenza di tanti, ma cerco di aggiungere tasselli alla mia vita e di affacciami ogni tanto a quel mondo che ho amato. Con i suoi pregi e difetti (domani sera mi vedo Rollins…..ah ah!). Un abbraccio.
Pubblicato da XforthekidsX
129908650@N02_r

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